..non ho mai vissuto in sudamerica..e nemmeno in periodi di guerra..vivo però in un paese sempre più assurdo con diritti fragili e calpestati ogni giorno di più..
L’ESERCITO IN STRADA. E LA POLIZIA?
La scelta del governo di impiegare l'esercito per pattugliare le città crea perplessità e dubbi soprattutto in chi ritiene che il problema della sicurezza esista realmente e vada affrontato con efficacia, cioè dando una maggior forza, una più ampia gamma di strumenti e una rinnovata fiducia a chi è già impegnato su questo versante. L'esatto contrario di quel che fa la misura governativa, che suona in primo luogo come un ingiusto e ingiustificato atto di sfiducia nei confronti di polizia e carabinieri. Alle loro carenze dovrebbero sopperire, appunto, 2.500 uomini dell'esercito.
Eppure sono ventimila, come abbiamo appreso, gli operatori di polizia distolti dai compiti operativi: era proprio impossibile reperire fra essi un primo supporto al lavoro che già si svolge? Era proprio necessario chiamare in campo –e in modo così poco funzionale- un organo come l'esercito, di per sé simbolo di eccezionalità, di stato d'assedio, di patria in pericolo? Un esperto come Fabio Mini si è chiesto: dopo un ricorso così plateale all'esercito, cosa succederà se la situazione non migliorerà -come sempre avviene quando le misure sono di pura facciata? A chi si ricorrerà? All'Aviazione e alla Marina, come ha chiesto ironicamente il sindaco di Torino Chiamparino, o alle forze della Nato, come ha chiesto altrettanto ironicamente ancora Mini? L'ironia è amarissima, nasce dalla sensazione che un problema vero debba esser affrontato con misure vere. Qualche consulente –quei ben pagati consulenti di cui le pubbliche amministrazioni e i ministeri sono pieni, come abbiamo appreso- dovrebbe forse spiegare al premier e al ministro Ignazio La Russa che la guerra alla criminalità non è una partita di Risiko.
Il pericolo è vero, ed è vero l'allarme sociale. Per sconfiggere entrambi non basta illudersi di manovrare eserciti: occorre dare vigore, razionalità e continuità all'azione delle forze dell'ordine, iniziando dai molti punti di insicurezza quotidiana. È proprio necessario l'esercito per stroncare in città come Roma quelle forme diffuse di parcheggio abusivo o di questua aggressiva che sconfinano apertamente nella piccola estorsione? Sono necessari i blindati per non permettere l'indisturbato diffondersi di impropri e abusivi suk? Un film recente –Il resto della notte di Francesco Munzi, ambientato a Torino- ha come sfondo quell'intreccio di criminalità locale e criminalità "importata" –p er dir così- che le cronache non mancano di confermare, e ci sottopone domande scomode e difficili sul come affrontare emergenze come queste.
Emergenze civili, oltre che di ordine pubblico: non è tempo di misure di facciata, non è tempo di illusionismi e di decisionismi di cartone. In questo scenario è stata sottovalutata una piccola notizia che può avere invece un impatto devastante. Il "Che Guevara del Pigneto" -l'uomo responsabile di un raid contro negozi di indiani e bengalesi in un quartiere romano- pur in attesa di giudizio per quella aggressione ha potuto tranquillamente fondare le proprie ronde e martedì presenterà l'iniziativa nella sua Circoscrizione. La polizia, crediamo, non ringrazia: c'è da sperare che lo stato di diritto intervenga.