quanto ci piace il gusto della vittoria...due di fila..con tanta voglia di filotto...un plauso a tutti i Presenti e vincenti...(discreto il rientro del marchese, a quanto sembra....)
..a martedi...(nella foto, ovvamente nessun collegamento con gli "amicidicasa" del presi..)
gia' che ci siamo anticipiamoci il lavoro...conta per martedi..chi c'e'???ds ok...(a meno di altre tragedie......)
ps...ma setru a proposito...che cazzo di telecronaca hai fatto...si sente un caZZO!!!..
..e saluti al cileno..
ORA E SEMPRE DINAMO TASSINO
venerdì 23 novembre 2012
mercoledì 21 novembre 2012
Chiudiamo l'avversario...
CBR SERRAMENTI vs DINAMO TASSINO
Giovedì 22 Novembre 2012
21:30
Costa di Mezzate
Riparte da Costa di Mezzate la corsa della Dinamo verso la salvezza: orfana di un Vege già alle pendici delle Ande con svariati Pisco Sour nell'esofago, priva della sua migliore verve realizzativa fatta a uomo nella persona del Conte e zeppa di talenti in lista infortunati, ecco che nelle situazioni più difficili lo Spirito Dinamico sa farsi largo tra le strette maglie degli avversari per colpire nel segno!
A raccolta Dinamici! Via al computo delle presenze!
lunedì 12 novembre 2012
sotto ai..Murazzi...
..domani h 20 si torna in casaDolcecasaPalaGorleVS MURAZZI FC per dimenticare l'ultima trasferta e scrivere una storia nuova in questo campionato che ci chiama ormai decisamente ed esplicitamente alla conquista di un obiettivo a noi sempre lontano e sconosciuto...LA SALVEZZA...
..parta la conta..presi, zio e capitano out...ds in forse fino all'ultimo...facciamo tutti un passo insieme nella stessa direzione...quindi anche chi potrebbe avere qualche impegno non proprio inderogabile faccia un sacrificio...TUTTI CONVOCATI..A DISPOSIZIONE DI MISTER DODO...
ORA E SEMPRE DINAMO TASSINO
..parta la conta..presi, zio e capitano out...ds in forse fino all'ultimo...facciamo tutti un passo insieme nella stessa direzione...quindi anche chi potrebbe avere qualche impegno non proprio inderogabile faccia un sacrificio...TUTTI CONVOCATI..A DISPOSIZIONE DI MISTER DODO...
ORA E SEMPRE DINAMO TASSINO
giovedì 8 novembre 2012
No Vege, No partE !!!!
...come dire?...le cose facili e lineare non appartengono ai dinamici...a nessuno...me compreso... :)
il mio viaggio in Cile è parzialmente rimandato (vado un paio di settimane adesso, ma poi "traslocherò" solo dal 7 di Gennaio)....quindi sarò orgogliosamente felice di partecipare alla Zingarata Dinamica di dicembre...che tante soddisfazioni ci ha dato in passato!!!
per questo motivo, e visti gli impegni di molti per sabato 17, consideriamo annullato il VegeDay!
faremo in modo di festeggiare al mio ritorno sui campi da calcetto (so che ci tenete!) :)
il mio viaggio in Cile è parzialmente rimandato (vado un paio di settimane adesso, ma poi "traslocherò" solo dal 7 di Gennaio)....quindi sarò orgogliosamente felice di partecipare alla Zingarata Dinamica di dicembre...che tante soddisfazioni ci ha dato in passato!!!
per questo motivo, e visti gli impegni di molti per sabato 17, consideriamo annullato il VegeDay!
faremo in modo di festeggiare al mio ritorno sui campi da calcetto (so che ci tenete!) :)
lunedì 5 novembre 2012
.. un mercoledi' da leoni..
..quello che ci aspetta in questa settimana che ci vedra' disputare la 6^ giornata ospiti del Marconi in quel di Stezzano h 21...scalata di un posto quella che era la posizione piu' bassa della decennale storia dinamica siamo pronti a chiedere al campo conferme sul nuovo vigore agonistico che mister Regalia ha preteso da tutta la truppa e che si e' cristallizzato nell'ottimo 3 1 della scorsa giornata..
..che parta la sempre piu' precisa e turnoverizzabile conta presenze...anticipata da quelle che sono, al momento e di mia conoscenza, le assenze certe..
No Sertu..Si Marione...
No Capitano..No Beppe..No Ico..
ORA E SEMPRE DINAMO TASSINO
..che parta la sempre piu' precisa e turnoverizzabile conta presenze...anticipata da quelle che sono, al momento e di mia conoscenza, le assenze certe..
No Sertu..Si Marione...
No Capitano..No Beppe..No Ico..
ORA E SEMPRE DINAMO TASSINO
domenica 28 ottobre 2012
..crederSi..
..martedi 30/10 5^giornata di campionato..
_Dinamo Tassino vs Avis Seriate _PalaGorle h. 20_
via alla conta..vale presente..
Vincere non è tutto, lo è il provare a vincere.(V.Lombardi)
ORA E SEMPRE DINAMO TASSINO
_Dinamo Tassino vs Avis Seriate _PalaGorle h. 20_
via alla conta..vale presente..
Vincere non è tutto, lo è il provare a vincere.(V.Lombardi)
ORA E SEMPRE DINAMO TASSINO
martedì 23 ottobre 2012
LA PARTITA NEL GIORNO DEI MATTI
Dinamici,
giovedì sera si giocherà a Costa di Mezzate alle 20:30 contro Ude F.C.
via alla conta dei disponibili:
giovedì sera si giocherà a Costa di Mezzate alle 20:30 contro Ude F.C.
via alla conta dei disponibili:
mercoledì 17 ottobre 2012
BRAVO, BENE, BISSSSSSSSS
La compagine dinamica tutta si stringe al suo bomber per l'arrivo del nuovo dinamico, benvenuto CARLO GIANNOTTO! (benvenuto non è il nome).
Un grandissimo in bocca al lupo a mamma Mari, alla piccola Elisa ed a papà Cecio.
Speriamo che il giovane Carlainz abbia i piedi buoni che qua ci occorrono!!!!!
Un grandissimo in bocca al lupo a mamma Mari, alla piccola Elisa ed a papà Cecio.
Speriamo che il giovane Carlainz abbia i piedi buoni che qua ci occorrono!!!!!
PSSSSSSS Ti dico un segreto.
Ogni promessa è debito, dunque per il mio cognonimo Belo, e per tutti voi, splendidi perdenti, ecco un simpatico sito col quale farsi due risate quando vi passa la voglia di lavorare, ovvero SEMPRE.
http://insegreto.it/
Qui sotto un bell'esempio di segreto.
"a 19 anni ho votato PSI perché me lo aveva chiesto il papà della ragazza che mi piaceva"
ps. per Belo: attendo impaziente la pubblicazione del tuo segreto, so che non potrai farne a meno.....
http://insegreto.it/
Qui sotto un bell'esempio di segreto.
"a 19 anni ho votato PSI perché me lo aveva chiesto il papà della ragazza che mi piaceva"
ps. per Belo: attendo impaziente la pubblicazione del tuo segreto, so che non potrai farne a meno.....
lunedì 15 ottobre 2012
...il riscatto!!!....subito!!!
Dinamici...la serata di sabato è stata splendida...divertente, sorridente e tecnologica (ricordo a tutti "l'internet" :) )....ma adesso è giunta l'ora di riscattarci sul campo, di andare a conquistare questi primi 3 punti!!!
quindi via alla conta dei presenti disponibili:
(segnalo da subito Vale fuori causa schiena)
quindi via alla conta dei presenti disponibili:
(segnalo da subito Vale fuori causa schiena)
ORGOGLIO DINAMICO
Esultare al benzinaio mentre fai il pieno per il primo gol con la gente che ti guarda e si chiede se sei completamente fuori....
Abbracciare Ayub in magazzino mentre lavi i taglieri unti di salamelle per il 2 a 1 del Belo e sognare la prima vittoria in trasferta.....
Ridere per tutte le stronzate dei telecronisti.....
Picchiare Ayub per sfogare la rabbia dopo aver subito il gol del 3 a 2.....
Applaudire i compagni al triplice fischio finale per una prestazione generosa...
Guardare in faccia il Tanque che con un sorrisetto ti racconta di una fantastica cena Dinamica non ha prezzo...
Grazie ragazzi mi avete reso ancora una volta un presidente felice!!!
venerdì 12 ottobre 2012
..puo' andare?..
..ecco una bozza di menu' che ci e' stata proposta dal Tagliere di Zanica..ci abbiamo gia' lavorato su con alcuni tra voi..(vino all you can drink non e' previsto..teniamo conto quindi che oltre alle prime 4/5 bocce che troveremo in tavola le successive andranno a "maggiorare" il costo pro capite tra l'altro nell'ordine di 1/2 euro)
Menù da 25,00 euro
Salumi Locali Tipici con polenta taleggio e lardo Bis di Primi :Risotto alla zucca, stracchino all'antica e pancetta cEroccante-Tagliatelle di farina di castagne al ragù di Fassona.
Secondo piatto: Filetto di maialino ripieno di salsiccia e castagne con patate al rosmarino
Vino della Casa (1⁄4 cad.), Acqua e Caffè
Dinamo Tassino gruppo 2FISSO IN CAMPO ED A TAVOLA.
Salumi Locali Tipici con polenta taleggio e lardo Bis di Primi :Risotto alla zucca, stracchino all'antica e pancetta cEroccante-Tagliatelle di farina di castagne al ragù di Fassona.
Secondo piatto: Filetto di maialino ripieno di salsiccia e castagne con patate al rosmarino
Vino della Casa (1⁄4 cad.), Acqua e Caffè
Questo stesso menu costa € 28 nel caso venisse scelto un Teroldego al posto del vino della
casa con eventuali( sicure direi) altre bottiglie al costo di € 13,50 (qualcosa di meno nel caso vino casalingo)
Vi chiedo per gentilezza di rispondere sia in caso affermativo sia con eventuali nuove richieste entro il tardo pomeriggio di oggi, cosicché chiudere la prenotazione e pensare SOLO ALLA PARTITA.
martedì 9 ottobre 2012
...una partita e una cena...
SABATO 13 OTTOBRE
partita ore 19 a Grassobbio
cena ore 21 al Vecchio Tagliere di Zanica
...su una bella conta di presenze (sia per partita che per cena) che bisogna prenotare!!!
(se qualcuno volesse sbattersi per proporre un altro posto o per sentire il Vecchio Tagliere e concordare un menù è più che benvenuto...in assenza di proposte alternative mi accorderò con Vale e Belo in qualità di promotori del posto)
partita ore 19 a Grassobbio
cena ore 21 al Vecchio Tagliere di Zanica
...su una bella conta di presenze (sia per partita che per cena) che bisogna prenotare!!!
(se qualcuno volesse sbattersi per proporre un altro posto o per sentire il Vecchio Tagliere e concordare un menù è più che benvenuto...in assenza di proposte alternative mi accorderò con Vale e Belo in qualità di promotori del posto)
mercoledì 3 ottobre 2012
Prendi l'agenda Palla di Lardo!
LE DATE SONO STATE RIVISTE IN SEDE DI CENA DINAMICA
SABATO 17 NOVEMBRE
RITIRO DINAMICO
LUNEDI' 17 DICEMBRE
ZINGARATA DINAMICA
martedì 2 ottobre 2012
..primo tempo..secondo tempo..2 a 2 alla radio..
(che poi il terzo tempo e' sempre quello..il miglior nostro momento)..cmq per chiunque vogli sentire due amici pirloni ed il racconto del nostro esordio..
ORA E SEMPRE DINAMO TASSINO
http://www.spreaker.com/page#!/user/4901727/1_tempo_dinamo_csc_costruzioni
http://www.spreaker.com/page#!/user/4901727/secondo_tempo_esordio
ORA E SEMPRE DINAMO TASSINO
http://www.spreaker.com/page#!/user/4901727/1_tempo_dinamo_csc_costruzioni
http://www.spreaker.com/page#!/user/4901727/secondo_tempo_esordio
giovedì 27 settembre 2012
..la premiere al PalaGorel..
..in vista della prima uscita di martedi 3 ottobre h 20 al PalaGorel sorge subito l'esigenza di contarci e capire i disponibili ed arruolabili da parte del neoMister Dodo'..seguendo i dettami previsti dalla riunione prestagionale coordinata dal Prezi mi pare ovvio partire dal presupposto che i giocatori in grado di entrare in distinta d'ora in poi saranno SOLO coloro in possesso di regolare visita medica per la stagione 2012/13..da quest'anno,anche se dovrebbe essere la regola da 11 anni a questa parte, questa e' la linea che OBBLIGATORIAMENTE E GIUSTAMENTE si dovra' seguire;augurandosi che venga adottata da tutti compresi i cugini del 7, iniziamo in questo post a contarci e conseguentemente dichiarare ognuno la propria disponibilita' cosicche' da agevolare il compito di chi dovra' schierarci in campo e pure chi dovra' preparare le distinte (puoi sempre fare tu Dani?..)..ovviamente segnaliamo anche forfait fisici/lavorativi/familiari..
..io sottoscritto ds Vale n°56 con visita medica scaduta il 21/09 e rinnovo previsto il 5/10 mi accomodero' in panca a sgolarmi e mordere il freno in vista delle prossime convocazioni..
..per quanto riguarda il ruolo del Portiere come da accordi gia' sugellati tra le nostre due saracinesche, ambedue in possesso di visita medica valida, in linea di massima Sertu ci deliziera' il martedi per le partite casalinghe mentre Marione ci difendera' in trasferta..
ORA E SEMPRE DINAMO TASSINO
..io sottoscritto ds Vale n°56 con visita medica scaduta il 21/09 e rinnovo previsto il 5/10 mi accomodero' in panca a sgolarmi e mordere il freno in vista delle prossime convocazioni..
..per quanto riguarda il ruolo del Portiere come da accordi gia' sugellati tra le nostre due saracinesche, ambedue in possesso di visita medica valida, in linea di massima Sertu ci deliziera' il martedi per le partite casalinghe mentre Marione ci difendera' in trasferta..
ORA E SEMPRE DINAMO TASSINO
martedì 25 settembre 2012
..chi ama il calcio, odia?..
..prendo spunto da questo articolo dell'ottimo (non in questo caso, per me') editore/scrittore ecc ecc Michele Dalai per provare a rinnovare i fasti di un tempo in cui questo blog era fucina di idee /provocazioni e cagate su qualsiasi sorta di argomento..ritengo la tesi del Dalai alquanto forzata ed istigatoria..si poggia inoltre su concetti e presupposti quantomeno deboli..ma cerco di rispettarla anche e soprattutto sapendo che e' da molti condivisa vedasi l'amico Cecio fautore di un'acerrima svalutazione di tutto quanto si ricolleghi al Barca..in piu' mi chiedo come mai..io che solitamente "odio" le squadre vincenti..vedasi Juve, Bilan ed Inter non ho la stesso impeto malevolo e stucchevolmente invidioso per i blaugrana?...
..il tutto per arrivare alla settimana che in Italia e' partita con la sospensione di una partita per ragioni incredibili e che si concludera' con la madre di tutti i match dell'odio..Juve-Roma..
comunque la pensiate...benvenuti sul blog della dinamo tassino...
Tifano per una squadra il cui motto è Mes que un club. I sostenitori del Barcellona rivendicano così l'appartenenza a qualcosa di diverso e unico, come a sottolineare fin da subito, dalla stretta di mano, che se la loro è più di una squadra le altre non possono che essere solo squadre o anche qualcosa di meno. Sostenitori, soci, catalani.
Ma anche semplici simpatizzanti sparsi per i cinque continenti, allegri non tifosi che portano in spalla bimbi di 5 anni con la maglia di Messi e il sorriso timido di Iniesta. Il Barcellona di oggi viene da lontano. La stirpe di brevilinei innamorati della palla che ammalia il mondo e cambia le regole del gioco è solo l'ultima generazione di una storia calcisticamente antica, iniziata nel 1899 quando un uomo d'affari protestante, lo svizzero Joan Gamper decise di fondare la squadra insieme ad alcuni espatriati inglesi. Da allora il Barcellona è stato sempre e comunque forzato a essere mes que un club. La bandiera di un nazionalismo liberale, quello catalano. La bandiera di modernità, progresso e sviluppo industriale (catalano, come ovvio) contro la retriva borghesia imperiale castigliana. Lo sfogo morbido e orgoglioso dell'indipendentismo contro la repressione fascista del Generale Franco. Il Barcellona è stato vettore perfetto di sentimenti nobili e ha ispirato la meglio gioventù iberica, ha riformulato negli anni i canoni di stile e bellezza calcistica mutuandoli dagli olandesi ed è diventato lo sbocco obbligatorio del tifo progressista e il passatempo di scrittori e artisti.
Il museo del Barcellona ospita quadri di Dalì e Mirò, si dice
addirittura che i suoi colori sociali siano stati mutuati dal tricolore
della Rivoluzione francese. Si dice e se non è vero poco importa, è
comunque una leggenda metropolitana da alimentare come tutte le
agiografie non ufficiali dei sette nani del Barcellona. Come spiega bene
Franklin Foer nel brillante saggio How soccer explains the world:
«Quando si è orientati verso una politica liberal e un'estetica yuppie,
non è facile trovare un angolo del firmamento calcistico in cui sentirsi
a casa».
tifo politicamente corretto
E la risposta a tutte le ricerche e le domande, alla sete di correttezza politica che per alcuni (in genere quelli che non guardano le partite) è l'unico requisito necessario al tifo, è solo una. Il Barcellona. La squadra che può privarsi di campioni eccezionali se non li ritiene funzionali al suo stile di gioco, la squadra che non ha gruppi di tifosi organizzati e il cui stadio, il monumentale Camp Nou, è pieno di famiglie e ha uno dei tassi di presenze femminili più alti del mondo. Come si può non amare il Barcellona che porta l'Unicef sulle sue maglie? Come è possibile non innamorarsi di Messi, il campione educato e silenzioso, forse anche timido, che segna gol meravigliosi e vince tutti i trofei individuali dell'universo e li dedica alla squadra?
Si può. Io odio il Barcellona, sempre che l'intensità dell'odio si possa applicare alla più seria e drammatica delle cose poco serie, il calcio. Il Barcellona di Guardiola è la massima espressione del nuovo spirito blaugrana. Un allenatore giovane e intelligente (anche molto presentabile, che non guasta). Un gruppo di giocatori disciplinati, pettinati a modo e incapaci di qualsiasi forma di protagonismo o eccesso, allineati allo spirito disneyano richiesto dal club. Un pubblico che festeggia le vittorie ma non dimentica di celebrare la squadra anche nelle sconfitte, come è accaduto alla fine della sfortunata semifinale di Champions League contro il Chelsea.
Non me ne sono accorto in tempo reale perché come altri milioni di antipatizzanti ero in piedi sul divano, paonazzo e stravolto dalla gioia a celebrare il successo dei brutti, sporchi, ricchi e cattivi del Chelsea di Abramovich, il miliardario dallo sguardo di ghiaccio e il portafoglio senza fondo. Da dove viene quello che uno bravo chiamerebbe Schadenfreunde e uno come me semplifica in odio? Perché tutto questo astio, come si può non amare il Barcellona? Si può e forse per amore del calcio si deve. Non è il passatismo a trasformarci in nemici irriducibili del gioco del Barcellona (che qui non chiameremo mai affettuosamente "Barça"), non la nostalgia della melina né la naturale e molto sana propensione catenacciara di noi gente che non ama il "tiqui taca" e pensa che Manuel Vázquez Montalbán fosse un notevole scrittore e un pessimo osservatore delle cose del calcio.
Il Barcellona è terribilmente noioso, ecco la verità. Il suo gioco lento e avvolgente, la quantità industriale di palloni stoppati, lavorati e giocati dai suoi centrocampisti frenetici è una delle cose più deprimenti della storia del calcio e il fine ultimo della creazione del suo gioco, l'umiliazione dell'avversario ancora più e prima che la sua sconfitta, è aberrante. Il dramma (sportivo, s'intende), è che siamo di fronte a un'onda lunga, di cui vediamo solo i primi effetti. Infatti gli infidi ammaestratori di foche catalani iniziano prestissimo a instillare i principi della noia e della masturbazione del pallone ai loro pulcini.
La Masia del Barcellona, il suo settore giovanile, è l'incubatore perfetto degli errori e degli orrori calcistici celebrati in tutto il mondo come il miracolo della squadra che inventò il calcio moderno. Li vogliono tutti uguali, pettinati allo stesso modo, educati e al servizio del collettivo. Una fabbrica di piccoli mostri impomatati e fungibili, pronti a entrare nello schema. Pochi mesi fa una selezione giovanile romana chiamata Futbolclub fece visita alla Masia per cercare di carpirne i segreti. Furono organizzate quattro partite e i ragazzini italiani presero complessivamente 59 gol per segnarne solo uno.
I dirigenti del Futbolclub si dissero entusiasti dell'esperienza, nessuno si prese la briga di raccogliere le dichiarazioni dei piccoli giocatori, che con tutta probabilità avrebbero sposato la mia tesi, odiando il Barcellona di quell'odio che la vittima dedica non tanto al carnefice quanto al sadico torturatore. I 59 gol delle giovanili, gli otto gol a partita rifilati dalla prima squadra a inermi carrozzoni di brocchi della Liga (il campionato più brutto e sopravvalutato del mondo), tutti esercizi di uno stile arrogante che per carità è disponibile e rappresenta una soluzione per chi ha più forza e talento, ma che presenta enormi zone d'ombra. Impomatati, senza personalità e spietati.
Partiamo da qui e proviamo a conciliare queste caratteristiche con la presunta affabile correttezza politica dei tifosi e del club, che poi è mes que un club. Difficile vero? Sempre quelli più preparati e bravi diranno che i veri vincenti sono spietati, che la vittoria e il risultato sono l'unica cosa che conta e che il Barcellona li consegue pure giocando un calcio spettacolare e unico. Sulla spettacolarità di una seduta collettiva di onanismo non mi ripeterò, ma c'è ancora un argomento che mi impedisce di guardare con rispetto e simpatia alla squadra dei buoni che poi non lo erano.
Il Barcellona è un prodotto vendibile, molto. Sempre mentre io esultavo sul divano e ne mettevo alla prova la solidità con un ballo frenetico e sconsiderato, a Londra qualcuno veniva ripagato delle lacrime amare di qualche anno fa. La squadra più amata dai bambini di tutto il mondo, forse anche grazie all'aspetto fanciullesco di Lionel Messi, nel 2009 approdò alla finale di Champions League dopo una delle partite più controverse di sempre, una di quelle che fanno gridare allo scandalo anche i meno complottisti (partito al quale mi iscrivo con grande convinzione). Aiutati in ogni modo possibile e immaginabile dal pessimo arbitro Ovrebo i catalani pareggiarono nel finale dopo che almeno quattro rigori netti furono negati al Chelsea. Ora converrete che quattro rigori sono un bel numero, troppi per una squadra simpatica, perfetta e che nelle intenzioni e nell'idea di chi la idolatra non dovrebbe proprio averne bisogno. Ma capita anche questo, la fortuna aiuta audaci, forti e idoli dei bambini. Stride con l'immagine del club (mas que) così come una miriade di altri errori a favore collezionati negli anni, ma non basta a giustificare l'odio direte voi. Bene, allora è tempo di giocare la carta migliore, l'accusa senza appello.
Il Barcellona, questo Barcellona di Guardiola (o meglio, quello che fu e che ora verrà allenato dal suo secondo Tito Vilanova), è una squadra scorretta. Simulatori, piangina isterici e incapaci di lasciare l'arbitro alle sue funzioni, i giocatori del Barcellona hanno dato pessime prove di sé in mondovisione e sono stati graziati in fretta e furia dalla stampa sportiva per non macchiare l'immagine luminosa da giusti costruita con tanta fatica. Sergio Busquets è la bandiera di quella odiosa malafede senza passione né sentimento che i blaugrana hanno messo a sistema. Intendiamoci, il calcio è uno sport di contatto e senza ricorrere allo sciovinista e antico luogo comune sullo sport per maschietti e non per signorine, resta che in campo succede di tutto e spesso si prendono delle scorciatoie. Si trascina il piede, si casca con una certa facilità e si fa del proprio meglio per non aiutare il giudizio arbitrale e ottenere qualche vantaggio. Così fan tutti, è uno schifo ma la rivoluzione culturale è un obiettivo non alla portata di queste poche righe. Il fatto è che Busquets è un artista della provocazione e della simulazione.
Nella semifinale di Champions League contro l'Inter Busquets incrocia la corsa di Thiago Motta, non uno stinco di santo, e crolla in terra come fulminato dal più potente uppercut del mondo. Tutti noi spettatori siamo disposti a credere che Motta abbia fatto una marachella e a seconda del nostro gradiente interista ci disperiamo o festeggiamo la decisione dell'arbitro.
Sarà solo il replay a raccontarci il nefando piano di Busquets, la simulazione con tanto di rotoloni per il dolore e quelle mani sugli occhi che però a un certo punto si aprono per verificare l'effetto della messinscena. Motta espulso, Busquets integro, mai colpito e in campo.
La replica all'infinito di questo vezzo da parte di Busquets unita alle corse disperate di Xavi e Puyol per contestare ogni decisione avversa fanno del Barcellona una squadra insopportabile per chi nel calcio cerca il calcio e non la sublimazione dell'astuzia latina e del teatro dell'arte. Uno dirà che queste motivazioni sono poche, patetiche e insufficienti di fronte alla maestosità di concetti assoluti come il possesso-palla, il numero di passaggi di Xavi in una sola partita, il genio tattico e la tecnica pura di Iniesta, le funamboliche discese di Messi e la capacità di Piquè di dire sempre la cosa sbagliata e riprodursi acrobaticamente con una donna alta meno della metà. Altri sosterranno che il destino delle squadre vincenti è quello di essere odiate per motivi misteriosi quanto i più oscuri segreti di Stato e lampanti quanto i più oscuri segreti di Stato.
Io odio il Barcellona perché amo il contropiede, la sensazione meravigliosa della rottura dell'assedio, i centrocampisti che tirano da duecento metri (ne rimane qualcuno in Bundesliga e il solo Daniele De Rossi in Italia), i gol di rapina e le vittorie ingiuste che poi son sempre giuste, le squadre anarchiche e gli stopper ruvidi che non sanno trasformare l'azione da difensiva in offensiva ma sanno benissimo come colpire in faccia gli spettatori delle prime venti file con una palla spazzata in tribuna quando era più di una squadra
C'è stato un tempo in cui il Barcellona era un'altra cosa. Nel 1943 affrontò il Real Madrid nelle semifinali della Coppa del Generalissimo. Quando mancavano pochi minuti dall'inizio della gara nello spogliatoio del Barça (ora sì con affetto) entrò il capo della sicurezza nazionale e chiese di parlare con i giocatori. Li riunì e disse loro di ricordarsi che molti erano appena tornati in Spagna dopo l'esilio grazie a un'amnistia che aveva condonato la loro fuga. «Non dimenticate che molti di voi giocano soltanto grazie alla generosità del Regime, che ha deciso di chiudere un occhio sulla vostra mancanza di patriottismo».
I blaugrana minacciati della perdita del bene supremo, la loro stessa vita, furono sconfitti per 11 a 1. Io non ho ricordi di quel Barcellona e non ho idea concreta del franchismo e di quello che il nazionalismo catalano possa aver subito negli anni neri del Generale, ma nella mia fantasia quegli undici giocatori sono sì più di una squadra, mes que un club, costretti a perdere per sopravvivere nonostante la sconfitta fosse una tragedia per tutta la popolazione catalana. Le immagini in bianco e nero riportano facce serie, spaventate, sofferenti. Quel Barcellona aveva un ruolo, incarnava lo spirito del suo tempo, aveva una funzione. Questo Barcellona è una squadra costruita in laboratorio (e qui non abbiamo parlato dei sospetti di doping e della presenza di Xavi e Iniesta nelle liste dell'alchimista dello sport spagnolo, il misterioso Dottor Fuentes), educata a essere ineducata e spietata ma a piacere i bambini, addestrata a distruggere il calcio trasformandolo in una noiosissima e frenetica sessione di cucito e incapace di fare qualcosa di memorabile e non solo di numericamente eclatante. In questo senso odiare il Barcellona significa ancora amare il calcio del caso e della buona sorte, amare ogni Davide che sconfigge Golia e odiare i parrucchieri catalani e il loro gel. Io mi sento di farlo senza remora alcuna, perché odio il Barcellona e non leggo Topolino da anni.(M.Dalai)
..il tutto per arrivare alla settimana che in Italia e' partita con la sospensione di una partita per ragioni incredibili e che si concludera' con la madre di tutti i match dell'odio..Juve-Roma..
comunque la pensiate...benvenuti sul blog della dinamo tassino...
Chi ama il calcio odia il Barcellona
Tifano per una squadra il cui motto è Mes que un club. I sostenitori del Barcellona rivendicano così l'appartenenza a qualcosa di diverso e unico, come a sottolineare fin da subito, dalla stretta di mano, che se la loro è più di una squadra le altre non possono che essere solo squadre o anche qualcosa di meno. Sostenitori, soci, catalani.
Ma anche semplici simpatizzanti sparsi per i cinque continenti, allegri non tifosi che portano in spalla bimbi di 5 anni con la maglia di Messi e il sorriso timido di Iniesta. Il Barcellona di oggi viene da lontano. La stirpe di brevilinei innamorati della palla che ammalia il mondo e cambia le regole del gioco è solo l'ultima generazione di una storia calcisticamente antica, iniziata nel 1899 quando un uomo d'affari protestante, lo svizzero Joan Gamper decise di fondare la squadra insieme ad alcuni espatriati inglesi. Da allora il Barcellona è stato sempre e comunque forzato a essere mes que un club. La bandiera di un nazionalismo liberale, quello catalano. La bandiera di modernità, progresso e sviluppo industriale (catalano, come ovvio) contro la retriva borghesia imperiale castigliana. Lo sfogo morbido e orgoglioso dell'indipendentismo contro la repressione fascista del Generale Franco. Il Barcellona è stato vettore perfetto di sentimenti nobili e ha ispirato la meglio gioventù iberica, ha riformulato negli anni i canoni di stile e bellezza calcistica mutuandoli dagli olandesi ed è diventato lo sbocco obbligatorio del tifo progressista e il passatempo di scrittori e artisti.
tifo politicamente corretto
E la risposta a tutte le ricerche e le domande, alla sete di correttezza politica che per alcuni (in genere quelli che non guardano le partite) è l'unico requisito necessario al tifo, è solo una. Il Barcellona. La squadra che può privarsi di campioni eccezionali se non li ritiene funzionali al suo stile di gioco, la squadra che non ha gruppi di tifosi organizzati e il cui stadio, il monumentale Camp Nou, è pieno di famiglie e ha uno dei tassi di presenze femminili più alti del mondo. Come si può non amare il Barcellona che porta l'Unicef sulle sue maglie? Come è possibile non innamorarsi di Messi, il campione educato e silenzioso, forse anche timido, che segna gol meravigliosi e vince tutti i trofei individuali dell'universo e li dedica alla squadra?
Si può. Io odio il Barcellona, sempre che l'intensità dell'odio si possa applicare alla più seria e drammatica delle cose poco serie, il calcio. Il Barcellona di Guardiola è la massima espressione del nuovo spirito blaugrana. Un allenatore giovane e intelligente (anche molto presentabile, che non guasta). Un gruppo di giocatori disciplinati, pettinati a modo e incapaci di qualsiasi forma di protagonismo o eccesso, allineati allo spirito disneyano richiesto dal club. Un pubblico che festeggia le vittorie ma non dimentica di celebrare la squadra anche nelle sconfitte, come è accaduto alla fine della sfortunata semifinale di Champions League contro il Chelsea.
Non me ne sono accorto in tempo reale perché come altri milioni di antipatizzanti ero in piedi sul divano, paonazzo e stravolto dalla gioia a celebrare il successo dei brutti, sporchi, ricchi e cattivi del Chelsea di Abramovich, il miliardario dallo sguardo di ghiaccio e il portafoglio senza fondo. Da dove viene quello che uno bravo chiamerebbe Schadenfreunde e uno come me semplifica in odio? Perché tutto questo astio, come si può non amare il Barcellona? Si può e forse per amore del calcio si deve. Non è il passatismo a trasformarci in nemici irriducibili del gioco del Barcellona (che qui non chiameremo mai affettuosamente "Barça"), non la nostalgia della melina né la naturale e molto sana propensione catenacciara di noi gente che non ama il "tiqui taca" e pensa che Manuel Vázquez Montalbán fosse un notevole scrittore e un pessimo osservatore delle cose del calcio.
Il Barcellona è terribilmente noioso, ecco la verità. Il suo gioco lento e avvolgente, la quantità industriale di palloni stoppati, lavorati e giocati dai suoi centrocampisti frenetici è una delle cose più deprimenti della storia del calcio e il fine ultimo della creazione del suo gioco, l'umiliazione dell'avversario ancora più e prima che la sua sconfitta, è aberrante. Il dramma (sportivo, s'intende), è che siamo di fronte a un'onda lunga, di cui vediamo solo i primi effetti. Infatti gli infidi ammaestratori di foche catalani iniziano prestissimo a instillare i principi della noia e della masturbazione del pallone ai loro pulcini.
La Masia del Barcellona, il suo settore giovanile, è l'incubatore perfetto degli errori e degli orrori calcistici celebrati in tutto il mondo come il miracolo della squadra che inventò il calcio moderno. Li vogliono tutti uguali, pettinati allo stesso modo, educati e al servizio del collettivo. Una fabbrica di piccoli mostri impomatati e fungibili, pronti a entrare nello schema. Pochi mesi fa una selezione giovanile romana chiamata Futbolclub fece visita alla Masia per cercare di carpirne i segreti. Furono organizzate quattro partite e i ragazzini italiani presero complessivamente 59 gol per segnarne solo uno.
I dirigenti del Futbolclub si dissero entusiasti dell'esperienza, nessuno si prese la briga di raccogliere le dichiarazioni dei piccoli giocatori, che con tutta probabilità avrebbero sposato la mia tesi, odiando il Barcellona di quell'odio che la vittima dedica non tanto al carnefice quanto al sadico torturatore. I 59 gol delle giovanili, gli otto gol a partita rifilati dalla prima squadra a inermi carrozzoni di brocchi della Liga (il campionato più brutto e sopravvalutato del mondo), tutti esercizi di uno stile arrogante che per carità è disponibile e rappresenta una soluzione per chi ha più forza e talento, ma che presenta enormi zone d'ombra. Impomatati, senza personalità e spietati.
Partiamo da qui e proviamo a conciliare queste caratteristiche con la presunta affabile correttezza politica dei tifosi e del club, che poi è mes que un club. Difficile vero? Sempre quelli più preparati e bravi diranno che i veri vincenti sono spietati, che la vittoria e il risultato sono l'unica cosa che conta e che il Barcellona li consegue pure giocando un calcio spettacolare e unico. Sulla spettacolarità di una seduta collettiva di onanismo non mi ripeterò, ma c'è ancora un argomento che mi impedisce di guardare con rispetto e simpatia alla squadra dei buoni che poi non lo erano.
Il Barcellona è un prodotto vendibile, molto. Sempre mentre io esultavo sul divano e ne mettevo alla prova la solidità con un ballo frenetico e sconsiderato, a Londra qualcuno veniva ripagato delle lacrime amare di qualche anno fa. La squadra più amata dai bambini di tutto il mondo, forse anche grazie all'aspetto fanciullesco di Lionel Messi, nel 2009 approdò alla finale di Champions League dopo una delle partite più controverse di sempre, una di quelle che fanno gridare allo scandalo anche i meno complottisti (partito al quale mi iscrivo con grande convinzione). Aiutati in ogni modo possibile e immaginabile dal pessimo arbitro Ovrebo i catalani pareggiarono nel finale dopo che almeno quattro rigori netti furono negati al Chelsea. Ora converrete che quattro rigori sono un bel numero, troppi per una squadra simpatica, perfetta e che nelle intenzioni e nell'idea di chi la idolatra non dovrebbe proprio averne bisogno. Ma capita anche questo, la fortuna aiuta audaci, forti e idoli dei bambini. Stride con l'immagine del club (mas que) così come una miriade di altri errori a favore collezionati negli anni, ma non basta a giustificare l'odio direte voi. Bene, allora è tempo di giocare la carta migliore, l'accusa senza appello.
Il Barcellona, questo Barcellona di Guardiola (o meglio, quello che fu e che ora verrà allenato dal suo secondo Tito Vilanova), è una squadra scorretta. Simulatori, piangina isterici e incapaci di lasciare l'arbitro alle sue funzioni, i giocatori del Barcellona hanno dato pessime prove di sé in mondovisione e sono stati graziati in fretta e furia dalla stampa sportiva per non macchiare l'immagine luminosa da giusti costruita con tanta fatica. Sergio Busquets è la bandiera di quella odiosa malafede senza passione né sentimento che i blaugrana hanno messo a sistema. Intendiamoci, il calcio è uno sport di contatto e senza ricorrere allo sciovinista e antico luogo comune sullo sport per maschietti e non per signorine, resta che in campo succede di tutto e spesso si prendono delle scorciatoie. Si trascina il piede, si casca con una certa facilità e si fa del proprio meglio per non aiutare il giudizio arbitrale e ottenere qualche vantaggio. Così fan tutti, è uno schifo ma la rivoluzione culturale è un obiettivo non alla portata di queste poche righe. Il fatto è che Busquets è un artista della provocazione e della simulazione.
Nella semifinale di Champions League contro l'Inter Busquets incrocia la corsa di Thiago Motta, non uno stinco di santo, e crolla in terra come fulminato dal più potente uppercut del mondo. Tutti noi spettatori siamo disposti a credere che Motta abbia fatto una marachella e a seconda del nostro gradiente interista ci disperiamo o festeggiamo la decisione dell'arbitro.
Sarà solo il replay a raccontarci il nefando piano di Busquets, la simulazione con tanto di rotoloni per il dolore e quelle mani sugli occhi che però a un certo punto si aprono per verificare l'effetto della messinscena. Motta espulso, Busquets integro, mai colpito e in campo.
La replica all'infinito di questo vezzo da parte di Busquets unita alle corse disperate di Xavi e Puyol per contestare ogni decisione avversa fanno del Barcellona una squadra insopportabile per chi nel calcio cerca il calcio e non la sublimazione dell'astuzia latina e del teatro dell'arte. Uno dirà che queste motivazioni sono poche, patetiche e insufficienti di fronte alla maestosità di concetti assoluti come il possesso-palla, il numero di passaggi di Xavi in una sola partita, il genio tattico e la tecnica pura di Iniesta, le funamboliche discese di Messi e la capacità di Piquè di dire sempre la cosa sbagliata e riprodursi acrobaticamente con una donna alta meno della metà. Altri sosterranno che il destino delle squadre vincenti è quello di essere odiate per motivi misteriosi quanto i più oscuri segreti di Stato e lampanti quanto i più oscuri segreti di Stato.
Io odio il Barcellona perché amo il contropiede, la sensazione meravigliosa della rottura dell'assedio, i centrocampisti che tirano da duecento metri (ne rimane qualcuno in Bundesliga e il solo Daniele De Rossi in Italia), i gol di rapina e le vittorie ingiuste che poi son sempre giuste, le squadre anarchiche e gli stopper ruvidi che non sanno trasformare l'azione da difensiva in offensiva ma sanno benissimo come colpire in faccia gli spettatori delle prime venti file con una palla spazzata in tribuna quando era più di una squadra
C'è stato un tempo in cui il Barcellona era un'altra cosa. Nel 1943 affrontò il Real Madrid nelle semifinali della Coppa del Generalissimo. Quando mancavano pochi minuti dall'inizio della gara nello spogliatoio del Barça (ora sì con affetto) entrò il capo della sicurezza nazionale e chiese di parlare con i giocatori. Li riunì e disse loro di ricordarsi che molti erano appena tornati in Spagna dopo l'esilio grazie a un'amnistia che aveva condonato la loro fuga. «Non dimenticate che molti di voi giocano soltanto grazie alla generosità del Regime, che ha deciso di chiudere un occhio sulla vostra mancanza di patriottismo».
I blaugrana minacciati della perdita del bene supremo, la loro stessa vita, furono sconfitti per 11 a 1. Io non ho ricordi di quel Barcellona e non ho idea concreta del franchismo e di quello che il nazionalismo catalano possa aver subito negli anni neri del Generale, ma nella mia fantasia quegli undici giocatori sono sì più di una squadra, mes que un club, costretti a perdere per sopravvivere nonostante la sconfitta fosse una tragedia per tutta la popolazione catalana. Le immagini in bianco e nero riportano facce serie, spaventate, sofferenti. Quel Barcellona aveva un ruolo, incarnava lo spirito del suo tempo, aveva una funzione. Questo Barcellona è una squadra costruita in laboratorio (e qui non abbiamo parlato dei sospetti di doping e della presenza di Xavi e Iniesta nelle liste dell'alchimista dello sport spagnolo, il misterioso Dottor Fuentes), educata a essere ineducata e spietata ma a piacere i bambini, addestrata a distruggere il calcio trasformandolo in una noiosissima e frenetica sessione di cucito e incapace di fare qualcosa di memorabile e non solo di numericamente eclatante. In questo senso odiare il Barcellona significa ancora amare il calcio del caso e della buona sorte, amare ogni Davide che sconfigge Golia e odiare i parrucchieri catalani e il loro gel. Io mi sento di farlo senza remora alcuna, perché odio il Barcellona e non leggo Topolino da anni.(M.Dalai)
mercoledì 19 settembre 2012
..cambi programma&programmi futuri..
..come deciso ieri sera a larga maggioranza il
programma di avvicinamento all'esordio del 2 ottobre subisce un
piccolo cambio con l'annullamento dell'amichevole
prevista per martedi prossimo a Gorle...visti i numeri di
quest'inizio 2012/13 meglio continuare con queste sfide interne
orchestrate con maestria da mister Regalia..ovviamente se si volesse
procedere poi con l'organizzazione di una partita contro qualche
altra squadra in altro giorno/luogo da qui all'esordio chiunque
abbia qualche contatto e' pregato di proporlo...
..programmi futuri..come alcuni, i piu' goderecci ed attenti, ha gia' notato..il 13 ottobre, data della nostra seconda partita in calendario, cade di sabato..saremo di scena a Grassobbio alle 19..quale migliore occasione quindi per organizzare una sanissima e dinamicissima cena delle nostre vista la grande richiesta e voglia??!!...via alle proposte nonche' alle conte....
ORA E SEMPRE DINAMO TASSINO
Iscriviti a:
Post (Atom)




